Monte di Procida: Photo Gallery
monte di procida
È una storia antica, quella di Monte di Procida. Abitata sin dal neolitico, snodo strategico per i traffici nel Tirreno, diverrà parte integrante della città di Cuma e, in seguito, di Miseno. Monte di Procida fu fortilizio militare e sede di alcune delle più belle ville patrizie dell’antichità classica. Tra esse la villa ove spirò Tiberio, appartenuta a Caio Mario e a Lucullo: una reggia imperiale, situata in cima al versante che sovrasta Torregaveta, con una veduta completa del Tirreno. Nel IV secolo d.C., su questi resti, venne installato un Castrum, del quale è ancora possibile vedere i resti nelle strutture in opus reticolatum alla base di diversi casali. Al VI secolo risale anche la colonizzazione, da parte dei montesi, della vicina isola di Procida, fino ad allora disabitata. Quando gli Arabi, nel IX secolo, devastarono Miseno, il clero ed alcune famiglie coloniche ripararono sull’isola, altri si rifugiarono nell’entroterra. Altri ancora rimasero nel Castrum dove la vita continuò. Nel XV secolo Pompeo Schiano, nobile napoletano, eresse per i propri coloni la cappella rurale dedicata alla “Madonna del Monte” che, ampliata, darà poi vita alla chiesa dell’Assunta. Il 31 luglio 1488 un sisma causò la rovina della chiesa di San Martino, cuore dell’antico Castrum, e probabilmente il distacco dell’Isolotto di San Martino. Nel XVII secolo Napoli richiese approvvigionamenti costanti di derrate ed il Monte trovò nella esenzione daziaria, concessagli nel 1340, il volano della propria crescita. Nel XIX secolo la borgata venne aggregata al comune di Procida ma l’esigenza di una organizzazione amministrativa più razionale ispirò la battaglia per la nascita del comune autonomo. A guidarla Ludovico Quandel, ufficiale borbonico testimone della resistenza di Gaeta del 1861, che seppe portare a Monte la sua passione civile. Il 27 gennaio 1907 il Monte divenne comune autonomo, costretto ad assumere il nome “Monte di Procida”. L'economia montese verteva sul commercio dei pregiati vini locali e sull'estrazione ed il commercio della sceltissima pozzolana: nasceva l'esigenza di una piccola flotta commerciale. I montesi non impegnati nelle cave di pozzolana o nell'agricoltura vennero così occupati sulle barche ed i velieri degli armatori della borgata. Naque una delle flotte di piccolo armamento più numerosa ed attiva del Mediterraneo. Dal 1950 Monte di Procida si trasforma in una grande impresa marittima. Le mutate condizioni dell'economia internazionale hanno oggi pressoché fatto scomparire il piccolo azionariato ma hanno fatto emergere importanti realtà imprenditoriali, di livello nazionale. Alla “Madonna Assunta in Cielo” è dedicata la chiesa-madre del paese, rivolta verso il mare e l’isola di Procida. Legata al culto per Minerva, la venerazione per la “Madonna guerriera” pare sia continuata per tutto il Medioevo, sino a quando, agli inizi del Seicento, il Cardinale Filomarino fece costruire la chiesa e la volle dedicare all’Assunta. Un cambiamento che ebbe conseguenze anche sull’antica immagine che la ritraeva. Nel raffigurarla, infatti, il pittore aveva lasciato la veste aperta sul davanti, a scoprire i polpacci. Una posa certo poco indicata per l’Assunta e per il clima religioso del tempo: il vescovo dispose che il quadro fosse adeguatamente... ritoccato. Meta privilegiata per studiosi ed appassionati di geologia, lungo la costa montese è possibile trovare i prodotti vulcanici più antichi dei Campi Flegrei. Il "duomo lavico" dell'isolotto di San Martino e la base di Montegrillo risalgono a circa 45 mila anni fa. Le falesie di Torregaveta e Torrefumo presentano livelli di lapilli e ceneri scure dello stesso periodo, cui si sovrappongono pomici e paleosuoli. Di particolare interesse è la "Breccia Museo", prodotto di un'eruzione di tipo ignimbritico, formata da materiali anche di grosse dimensioni. Su tutto domina il tufo giallo napoletano, eruttato circa 12 mila anni fa, caratteristico di tutti i Campi Flegrei . |
Monte di Procida: Photo Gallery