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Campi Flegre: Photo Gallery

 

campi flegrei

Italiana

 

Siamo nel regno del mito e della leggenda. È un itinerario suggestivo e incantevole. Campi Flegrei, definiti la "diletta patria" della civiltà ellenolatina e che fecero dire a Goethe: "È qui che si resta sbalorditi fra gli avvenimenti della storia e della natura". I Campi Flegrei sono un vasto e complesso insieme di crateri estinti che hanno eruttato materiale fram­mentario, in minima parte lavico. Di derivazione greca, "flegreo" vuol dire ardente, di fuoco, bruciato. È la terra dei vulcani, una delle più singolari e suggestive. E' la regione vulcanica ad occidente di Napoli, deli­mitata dalla collina di Posillipo, da Miseno e Cuma, per comprendere i territori di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, le isole di Ischia e Procida e gli isolotti di Vivara e Nisida. Fu dagli antichi denominata flegrea per la sua singolare conformazione geofisica e, quindi, per la sua origine vulcanica. 
I Campi Flegrei sono certamente tra le terre più recenti d'Italia, perché formatesi per successive eruzioni all'inizio dell'età quaternaria. C'è da tener presente, sul piano della formazione geologica, che le prime eruzioni, violente e deflagranti, avvennero migliaia di anni fa in ambiente sottomarino, mentre le successive si svolsero in ambiente subaereo.

I Campi Flegrei, altamente geotermici e, quindi, morfologicamente formati da crateri con le relative cinte, alcune conservate e altre scomparse, sono stati, nel periodo della loro formazione, coinvolti da sprofondamenti e sollevamenti che hanno originato, nel primo caso, le conche (Quarto, Pianura, Soccavo) e, nel secondo caso, sollevamenti (terrazza della Starza ad Arco Felice). Le cinte crateriche, ancora oggi quasi intatte, sono quelle degli Astroni, di Cigliano e di Monte Nuovo. 
Le attività esplosive, di breve durata, ma violente, e la presenza continua di vulcani alimentarono la fantasia degli antichi che qui collocarono la Terra dei Giganti, la lotta dei Ciclopi e Titani, a simboleggiare il fuoco, la violenza divina, in un misto di credenze, culti e misteri.

Dopo la caduta dell'impero romano (476 d.C.), la vita di Pozzuoli, il centro più importante dei Campi Flegrei, fu ristretta sul castrum (Rione Terra, ossia l'acropoli). Solo nel 1296 Carlo II d'Angiò affrancò il castrum feudale, dichiarandolo città demaniale. Sotto il dominio dei sovrani aragonesi (1442-1503), la città godette di particolari favori, specie dopo i gravi danni causati dai terremoti del 1448, 1456 e 1488, che cul­minarono nella eruzione del Monte Nuovo nella notte tra il 28 e 29 set­tembre 1538. Essa dovette molto, per la sua rinascita, al viceré spagnolo don Pedro Alvarez de Toledo. Anche il viceré Pedro d'Aragona ebbe molta cura per la terra flegrea e, infervorato dal desiderio di far rivivere le terme flegree, istituì nel 1670 nell'Università di Napoli una cattedra relativa all'azione terapeutica dei bagni di Pozzuoli. Nei secoli suc­cessivi, Carlo III destinò la tenuta degli Astroni a riserva di caccia, indisse, ogni anno, una fiera franca per la festività del santo protettore Procolo e sistemò il lago Fusaro, affidando a Carlo Vanvitelli l'incarico di costruire una casina di caccia nel lago (1782).La scelta industriale, operata nel 1886 con l'impianto del cantiere Armstrong, per la costruzione di artiglieria e poi, dopo la seconda guerra mondiale, con altre industrie (Pirelli, Olivetti, Sunbeam, Italsider, Silurificio) fu contro la naturale vocazione turistica della zona e determinò un fenomeno di inurba­mento, con l'abbandono delle cam­pagne e la riduzione della pesca. Altro colpo per il turismo del territorio furono le due crisi bradisismiche. La prima nel marzo del 1970 (con l'evacuazione forzata del Rione Terra) e la seconda nel 1983. Dopo anni di abbandono e di saccheggio, il rione è stato finalmente aperto al pubblico con la visita della prima parte di uno straordinario percorso archeologico sotterraneo.


 

We are in the land of myth and legend. It is an enchanting and evocative journey. The Phlegraean Fields, described as the "dear homeland" of the Greek-Latin civilisation, which made Goethe say :"Here one is amazed by the events of history and nature ". The Phlegraean Fields are a vast, complex group of extinct craters, which erupted fragmentary material, in minimum part lava. Of Greek origin, "phlegraean " means scorching, fiery, burning. It is the land of volcanoes and one of the most unique and suggestive. It is the volcanic region to the west of Naples bordered by the Posillipo hill, Miseno and Cumae, including the territories of Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida and Quarto, as well as the islands of Ischia and Procida and the small islands of Vivara and Inside. It was called "phlegraean" in ancient times because of its unique geophysical conformation, therefore because of its volcanic origin. The Phlegraean Fields must surely be included among Italy's most recent lands originated as a result of consecutive eruptions at the start of the Quaternary period. With regard to the geological formation we must consider that the first eruptions, violent and deflagrating, occurred underwater thousands of years ago, while the following ones took place on the land surface. The Phlegraean Fields, which are extremely geothermic and therefore morphologically formed of craters with relative boundaries, some of which have been preserved and others have disappeared, were affec­ted by subsiding and rising during the period of their formation; in the first case these movements gave rise to basins (Quarto, Pianura, Soccavo) and, in the second case, to elevations (terrazza della Starza at Arco Felice) The crater boundaries, which are practically intact today, include those of the Astroni, Cigliano and Monte Nuovo. The explosive activities, shortlasting but violent, and the continuous presence of volcanoes nourished the fancy of the ancients, who placed here the Land of the Giants, the fight of Cyclopses and Titans, to symbolize fire, divine violence, in a mixture of beliefs, cults and mysteries.

After the fall of the Roman empire (476 A.D.) the inhabitants of Pozzuoli, undoubtedly the most important town in the Phlegraean Fields, gathered in the castrum (the Rione Terra quarter, that is the acropolis). It was only in 1296 that Charles II of Anjou set the feudal castrum free and proclaimed it a town in State domain. Under the Aragonese rule (1442-1503) the town enjoyed special favours, particularly after the serious damages caused by the earthquakes of 1448, 1456 and 1488, which culminated in the eruption of Monte Nuovo on the night between 28 and 29 September 1538. The town owed it to the Spanish viceroy don Pedro de Toledo that it soon economically recovered. Viceroy Pedro of Aragon also took great care of the Phlegraean Fields and, longing for the revival of the Phlegraean baths, in 1650 he established a new chair at Naples university on the therapeutical action of the baths of Pozzuoli. In the following centuries, Charles III designed the Astroni estate as a game reserve, held a free fair on the festivity of the patron saint, Proculus, and in 1782 gave Carlo Vanvitelli the task of buil­ding a hunting lodge on lake Fusaro (the Casina Vanvitelliana). The industrial choice made in 1886 to establish the Armstrong works in Pozzuoli, to produce artillery, was against the natural vocation of the area for tourism and brought about a process of urban migration, abandonment of the country and reduction of fishing. Another bitter blow to tourism were the two bradyseismic crises in 1970 (with the forced evacuation of Rione Terra) and in 1983. After years (?f 'neglect and pillage the Rione Terra in 2002 was at last opened to the public with the visit of the .first part of an amazing subterranean archaeological route. 

 

 

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